Ricevo e pubblico

13 Nov

Il senatore Esteban Juan Caselli, eletto nella circoscrizione dell’America Meridionale al Senato della Repubblica italiana, desidera esprimere alcune considerazioni davanti a recenti dichiarazioni della Signora Presidente della Repubblica Argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, riferite all’immigrazione storica nel paese sudamericano, inclusa ovviamente quella italiana etichettandola come “dei morti di fame scesi dalle navi”.
Sembrerebbe che, per la Presidente, le illusioni di coloro che solo volevano lasciarsi dietro storie d’angoscia e disperazione, causate dalle guerre e dalle conseguenze da essa derivate quale la fame, fossero motivi sufficienti per considerarli inferiori o non degni della generosità che il governo argentino d’allora seppe dimostrare.
Quelle persone alle quali la dottoressa Fernandez chiama “morti di fame”
sono state precisamente i nostri nonni che non sono arrivati in terra argentina solo per soddisfare i loro impellenti bisogni – senza assolutamente cercare di ottenere qualche sussidio gratuito in cambio di voti – ma per lavorare duramente costruendo l’argentina che fu tra i primi sei paesi al mondo per il suo sviluppo.
Sono stati loro che hanno fatto si che il paese diventasse il “granaio del mondo”.

Sono stati loro che, lavorando giorno e notte, mangiavano pane e
cipolla per risparmiare e poter cosi mandare i figli a scuola.
Sono stati loro, da emigranti, coloro che hanno popolato l’immensa geografia argentina con i loro figli e nipoti contribuendo a creare, da esempio per tutta l’America latina, un ceto medio colto ed intraprendente.
I discendenti di quelle meravigliose donne e meravigliosi uomini “morti di fame” hanno imparato che il pane si guadagna col sudore della propria fronte e non con l’assistenzialismo.
Fa veramente rabbia e provoca sdegno ascoltare l’appellativo “morti di fame” pronunciato con una cosi grande superbia verso persone che, certamente, erano affamati ma di progresso e un po’ di serenità.
Sinceramente, piuttosto che quella poco generosa ed offensiva descrizione, sarebbe stato meglio rendere omaggio e riconoscenza, non solo agli italiani, ma a tutti coloro che, come dice la costituzione della repubblica argentina, hanno voluto “abitare il suolo argentino” in pace ed armonia con tutti gli altri.


Senatore Esteban Juan Caselli

Roma, 27 settembre 2012.

2 Risposte to “Ricevo e pubblico”

  1. luis romagni 13 novembre 2012 a 21:11 #

    FELICE COMPLEANNO ! INTERESSANTE LA DICHIARAZIONE DEL SIG. SENATORE ESTEBAN JUAN CASELLI!!!! GRAZIE!E AUGURI!

  2. MARTA GALZERANO 14 novembre 2012 a 12:48 #

    Mi dispiace che la Signora Presidente Cristina Fernández de Kirchner non abbia descritto alcune storie familiari di successo, raccontando come affrontarono ogni giorno la problematica di chi vive all’estero, con dignità, tenacia, quella forte etica italiana del lavoro, orgoglio delle loro identità ,speranza , ma soprattutto con la possibilità di accesso a tutti i livelli del sistema pubblico di istruzione, gratuito, che ebbero i figli ed i nipoti di questa prima ondata di emigrazione, diventando molti di loro noti professionisti e prendendo parte della classe media benestante. ( Il vecchio sogno di “mio figlio il dottore” )

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